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Esperimento: il dito magico

21 Mag

Un esperimento con l’acqua che vi stupirà…

di Davide Bergonzi e Simone Prevedini

19/5/2018

Ecco un esperimento nel quale il sapone farà diventare “magico” il vostro dito.

Cosa occorre:

-un recipiente colmo d’acqua

-borotalco, origano o altra sostanza leggera che si appoggi sull’acqua

-sapone

Procedimento:

-riempire il recipiente d’acqua,

-cospargere la superficie dell’acqua con il borotalco o la sostanza leggera

-cospargere con la sostanza “magica” (sapone) il dito,

-toccare appena la superficie dell’acqua e… scopri da solo cosa succede facendo il nostro esperimento, oppure guarda il video!

Ed ecco spiegata la magia!

Come puoi notare, è come se sulla superficie dell’acqua, per mezzo dell’origano o del borotalco, si sia formato uno “strato” di borotalco o origano che, essendo molto leggeri, si appoggiano sulla tensione superficiale dell’acqua. Questa tensione, a contatto con il sapone, che è un tensioattivo, si rompe, frantumando la superficie di origano e  borotalco: sembrerà che il dito abbia fatto una magia!

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Le classi seconde A e C in gita a Mantova

20 Mag
di Martina Fonso e Anna Bisotti

14/05/2018

Mercoledì 9 maggio le classi seconda A e seconda C si sono recate a Mantova per la gita scolastica. Le classi sono partite da piazza Olubra alle ore 8:00 e, dopo 2 ore di viaggio in pullman, sono arrivate a destinazione: Mantova. Alle 10:30  inizia la loro visita a palazzo Ducale: per prima cosa i ragazzi hanno visitato la Camera Degli Sposi, la stanza più famosa e visitata del palazzo. Al suo interno non si può sostare più di 5 minuti per non rovinare i magnifici affreschi dipinti da Andrea Mantegna nella seconda metà del Quattrocento. All’epoca era un’opera rivoluzionaria perché l’autore metteva l’uomo al centro dell’arte e usava la prospettiva per rendere le immagini realistiche. Davvero bellissimo l’oculo che raffigura il cielo con alcune figure viste dal sotto in su, oltre che gli affreschi che ritraggono la famiglia committente.

L’affresco della famiglia Gonzaga nella Camera degli Sposi

In seguito gli alunni si sono spostati nell’altra ala del castello dove si trovavano gli appartamenti privati della famiglia Gonzaga. Gli spazi del palazzo sono davvero enormi: è il secondo per estensione in Europa! Hanno attraversato la Galleria degli specchi, con effetti illusionistici barocchi.

Galleria degli specchi

In una sala sono stati ritrovati affreschi del pittore Pisanello, coperti successivamente con altre opere: il palazzo si è rivelato una vera miniera di opere preziose.

Affreschi di Pisanello

In un’enorme salone, si trova una tavola di Rubens, creata per i Gonzaga e smembrata da Napoleone; alle pareti affreschi raffiguranti cavalli, passione della famiglia ducale mantovana.

L’opera di Rubens: “La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga “

I ragazzi, inoltre, hanno potuto ammirare la camera da letto, con il soffitto affrescato con i segni zodiacali dei personaggi della famiglia Gonzaga, la sala da pranzo e il bellissimo giardino pensile.

Soffitto della camera da letto

Alla fine della visita, ci si è recati a pranzo in una pizzeria nel centro e in seguito le classi hanno raggiunto il castello di S. Giorgio presso il lago di Mezzo. Lì si sono imbarcate per una crociera sui laghi mantovani. La città infatti è circondata da tre laghi artificiali costruiti sin dal Medio Evo per difenderla. L’ambiente dei laghi è un’oasi naturalistica per diverse specie di animali e piante.

In navigazione sui laghi mantovani

Dopo una rilassante crociera e molte foto scattate al paesaggio, siamo approdati sulla terra ferma e siamo ripartiti per il rientro a Castel San Giovanni.

 

Widad Tamimi: incontro con l’autrice

15 Mag

di Benchea Rebecca, Majjati Nada e Priscilla Ramirez

23/04/2018

Il giorno 21/4/18 le classi seconde e terze si sono recate al Cinema Teatro Moderno  per incontrare Widad Tamimi, una famosa scrittrice autrice del libro “Le Rose del Vento”, che abbiamo letto nelle nostre classi.

Questo libro narra la storia della sua famiglia: suoi genitori sono di origine rispettivamente ebraica e palestinese, due popoli che oggi sono in costante stato di tensione e guerra. L’autrice ha ricostruito pazientemente le vicende che hanno preceduto la sua nascita.

Il padre scappa dalla Palestina nel ’67: parte per ritornare ma diventa profugo. La madre viene da un’altra famiglia di esuli: ebrei stavolta. Dal nord Europa la famiglia arrivò a Trieste e, dopo le leggi razziali del 1938,  scappò in Svizzera, poi a Londra e prese l’ultima nave per New York. Dopo la II Guerra Mondiale,  il nonno torna in Italia, l’unico della famiglia. La madre nasce in Italia. Il padre, dopo un’infanzia difficile e poverissima, arriva in Italia per inseguire un suo sogno: studiare medicina e diventare dottore per curare i bambini palestinesi. I genitori si incontrano a Milano e lì comincia la loro storia, coronata dalla nascita di una bambina: Widad, che significa “amore”.

L’autrice ci ha fatto riflettere sul concetto di “identità” che ha molti aspetti positivi se si riferisce alla storie, alle radici, ma che non deve essere fisso e immutabile. Infatti, se leggiamo la nostra carta di identità, ci accorgiamo che ci sono molti dati che cambiano nel tempo, come la professione o il colore dei capelli. L’identità non è immutabile, cambia perché noi cambiamo in base anche a dove siamo o con chi siamo. Anche il concetto di nazione cambia: i popoli si muovono, si intrecciano e in alcune persone convivono più culture. Dobbiamo diventare cittadini del mondo e accettarlo senza puntare all’assimilazione ma all’integrazione, valorizzando la ricchezza della diversità.

 

Da una parete bianca ad un murales ricco di “Storie a colori”

14 Mag
di Melis Noemi, Ferrari Benedetta

14/05/2018

Dal mese di febbraio, 11 ragazzi delle classi terze della nostra scuola hanno partecipato, nell’ambito del progetto sulla Memoria e Intercultura, ad un laboratorio artistico guidato dall’artista Ivan Tosi, esperto muralista.

L’obiettivo era quello di decorare un muro bianco e semplice della nostra scuola per trasformarlo in una parete colorata ricca di simboli che ispirano l’uguaglianza e la fratellanza.

Inizialmente i ragazzi, dopo aver approfondito la storia e le caratteristiche della Street Art, hanno disegnato alcuni bozzetti che poi sono stati rielaborati dal pittore. Incontro dopo incontro il murales ha preso vita, attraverso il metodo della sovrapposizione di immagini: sono stati dipinti gli sfondi e via via i dettagli.

Ogni partecipante ha potuto esprimersi e sperimentare una tecnica artistica nuova e molto coinvolgente.

L’artista Ivan Tosi

Questa l’interpretazione del nostro murales: partendo dal basso si vedono delle strade come radici che portano al grande albero della vita centrale, realizzato con colori caldi simboleggianti il fuoco e l’amore. Questo grande albero è posato su una base formata dai colori della bandiera della pace.

Sulle strade, si trovano due bambini diversi tra loro, ma entrambi caratterizzati avere la carnagione bianca, senza mostrare differenze etniche cosicché chi li guarda possa immaginarli di qualsiasi nazionalità. I rami dell’albero ricordano il candelabro ebraico a sette bracci. Sullo sfondo, di fronte alle colline, si vedono dei monumenti situati in diversi Paesi: la Tour Eiffel di Parigi, il Sidney Opera House australiano, il Colosseo di Roma, la Sfinge egiziana, il Taj Mahal indiano e il Duomo di Milano. Nel cielo volano aeroplanini di carta che simboleggiano i nostri sogni e speranze per il futuro.
L’opera è stata inaugurata il 4/5/2018, alla presenza del dirigente e della famiglia Pesaro, che ha espresso i suoi complimenti a ragazzi e insegnanti

In Norvegia con il progetto Erasmus+ “Journeys for peace”

13 Mag

di Benedetta Pallaroni e Aicha Nadif

7/05/2018

Dal 22 al 26 novembre, si è svolto, nell’ambito del progetto “Journeys for peace”, il primo viaggio di scambio culturale tra i professori delle nazioni partecipanti al progetto: Italia, Norvegia, Bulgaria, Germania e Spagna. Il ritrovo era ad Oslo, in Norvegia. Per l’Italia hanno partecipato due Istituti: il nostro e l’Istituto “Volta” di Castel San Giovanni. L’obiettivo era progettare i viaggi dei ragazzi nelle varie nazioni per gli anni 20018 e 2019. Intervistiamo la prof.ssa Antoniotti.

D: Qual’era la vostra destinazione, con precisione?

R: Siamo volati ad Oslo, dove abbiamo alloggiato. La scuola partner del progetto si trova nel comune di Oppegård, affacciato al fiordo di Oslo. Si tratta della scuola Ingieråsen, una scuola situata nel Kolbotn Center, che è stata costruita nel 1959 e ha oggi circa 350 studenti, dell’età che corrisponde alle nostre medie.

D: Com’era la scuola che vi ha ospitato?

La scuola Ingieråsen

R: Un aspetto che mi ha colpito, inizialmente, è che la scuola ha grandi spazi comuni, a cui gli studenti accedono liberamente negli intervalli tra le varie lezioni: un salone centrale, un’ampia palestra, spazi esterni e cortili.

Il salone centrale della scuola

Non esistono campanelle: ogni ragazzo gestisce il suo tempo rispettando le regole condivise. Questo mi ha fatto riflettere sull’importanza di responsabilizzare gli alunni perché imparino ad essere autonomi.

Un’aula scolastica

Le aule non sono molto diverse dalle nostre: LIM, lavagne tradizionali, PC; nel complesso sono numericamente meno affollate. Sono presenti laboratori di musica e falegnameria, sale per lo studio individuale o di gruppo, la biblioteca e la mensa. Riguardo quest’ultima, ci è stato spiegato che alcuni ragazzi più grandi si impegnano a preparare i pasti per i compagni più giovani.

D: Chi ha partecipato all’incontro?

R: Oltre a me e alla prof.ssa Ceruti, abbiamo viaggiato con tre colleghi dell’istituto “Volta” e abbiamo incontrato professori delle nazioni coinvolte. Oltre a conoscerci e a prendere visione della scuola ospitante, abbiamo analizzato il progetto nel suo complesso, deciso i programmi di massima riguardo gli scambi futuri, elaborato aspetti importanti come ad esempio le modalità di valutazione degli interventi e di diffusione dei risultati attraverso la piattaforma E-Twinning ed un sito appositamente creato.

I partecipanti allo scambio

D: Passiamo ad aspetti più pratici: avete assaggiato qualche piatto tipico?

R: C’è abbondanza di piatti di pesce, salmone e aringhe. Uno dei cibi più insoliti è stato un prosciutto di pecora. Abbiamo assaggiato un buonissimo piatto a base di agnello, prugne e pancetta, tipico del periodo invernale e del Natale.

Alcuni cibi tipici

D: Com’è la città di Oslo?

R: Abbiamo avuto occasione di visitare la città in un periodo particolare, quello che precede il Natale e quindi c’erano addobbi e un bellissimo mercatino tradizionale.

Una via centrale di Oslo

La città si apre attorno al porto, che sin dall’antichità ha determinato la storia del popolo scandinavo.

Il porto di Oslo

Sul porto si specchia una modernissima Opera House, di vetro e acciaio.

Il teatro dell’Opera

Quello che più mi ha colpito e interessato, della città, è il museo delle navi vichinghe, che ospita due meravigliose navi di legno sopravvissute per secoli perché utilizzate come tombe per personaggi importanti e sotterrate nelle vicinanze di Oslo. Insieme alle navi, sono in esposizione interessantissimi reperti che costituivano il corredo funebre.

Museo delle navi vichinghe

Un’ultima curiosità: il famoso autore Edvard Munch era norvegese ed è morto ad Oslo nel 1944. Qui sono conservate quasi tutte le sue opere, tra cui il famoso “Urlo”.

La sala della Galleria Nazionale di Oslo che ospita “l’Urlo”

“Storie a colori” la giornata della Memoria e dell’Intercultura del nostro Istituto

1 Mag

Si avvicina l’appuntamento annuale dell’Istituto “Casaroli”

28/4/2018

Il 4 maggio sarà una giornata impegnativa per il nostro istituto: ogni ordine di scuola darà il suo contributo per la realizzazione della giornata della Memoria e dell’Intercultura. La mattina ci sarà una festa “Una zuppa di sasso”, in piazza XX Settembre, a cui parteciperanno tutti e tre gli ordini di scuola, promossa dal Gruppo di Lavoro sulla Lettura e sostenuta dal Gruppo di Lavoro sull’Intercultura. Si potrà visionare una mostra dei lavori dei bambini e ragazzi, ci saranno canti e letture. Pomeriggio e sera vedranno la proiezione al Cinema Moderno del video “Storie a colori” realizzato dalle classi terze della scuola secondaria guidate dal regista Andrea Canepari, l’inaugurazione del murales dipinto presso la scuola secondaria con l’aiuto dell’artista Ivan Tosi, il concerto del Gruppo Musicale PMB.

Vi aspettiamo!

 

 

I miti della 1^B

29 Apr
di Stefano Ratti e Davide Bergonzi

23/04/2018

Nel mese di novembre 2017 la classe 1^B, dopo un percorso di conoscenza, lettura e comprensione dei miti, si è concentrata sulla creazione originale di miti sui fenomeni naturali, sulla nascita e sulla creazione dell’universo e sull’eziologia. Gli alunni sono stati divisi in gruppi da 4 persone e hanno realizzato i loro testi, accompagnati da cartelloni disegnati e colorati, nei quali erano raffigurate le scene principali di ogni racconto. Essendo stato un egregio lavoro, culminato con la presentazione orale in classe, abbiamo deciso di pubblicare la nostra versione. Buona visione!

Le classi prime incontrano i Carabinieri

23 Apr

Di Bassanini Riccardo, Camilla Fanzini, Alice Gatti

Il giorno 12 aprile, le classi prime si sono recate presso l’aula magna della Scuola primaria “Tina Pesaro” per un incontro con il maresciallo Colantoni e il capitano Bezzeccheri dell’arma dei Carabinieri della provincia di Piacenza.

Il capitano ha iniziato l’incontro con la descrizione dell’arma dei Carabinieri, infatti nel nostro paese esistono 4 forze armate: la Marina, l’Aeronautica, l’Esercito e i Carabinieri. Per garantire la sicurezza ai cittadini, i Carabinieri lavorano 24 ore su 24 , fanno attività di prevenzione contro furti, rapine e reati e rispondono a denunce dei cittadini che hanno chiamato il 112. Il maresciallo e il capitano hanno ripetuto più volte che bisogna sempre chiamare il numero di emergenza 112, sempre attivo, perché le informazioni che i cittadini danno sono fondamentali per le loro indagini. Hanno insegnato ai ragazzi la cultura della legalità che è quella che insegna ad  aiutare il prossimo, anche attraverso segnalazioni che non riguardano strettamente la nostra persona. Infatti i Carabinieri hanno precisato più volte che bisogna chiamare il numero 842620, che è quello della stazione di  Castel San Giovanni anche per segnalare  i minimi sospetti.

I Carabinieri  sono diffusi  su tutto il territorio italiano, le loro sedi sono più di 500 e rappresentano lo Stato sul territorio. L’organizzazione  dei Carabinieri è vastissima e ha numerosi reparti nei diversi settori della vita civile. Il maresciallo ci ha anche messo in guardia riguardo l’uso dei social network: non bisogna dare confidenza perché i nostri interlocutori potrebbero avere false identità e dall’altra parte dello schermo si potrebbe trovare un adulto che vuole rubarci delle informazioni personali. Non bisogna per nessun motivo dare informazioni private o personali perché potrebbero essere usate contro di noi, bisogna stare attenti anche  a non farsi rubare la foto profilo perché c’è chi potrebbe fingersi un tuo amico per rubarti delle informazioni. Tutto quello che scrivi sui social network lascia traccia, la polizia postale può rintracciare il tuo messaggio e se questo offende o minaccia una persona, l’individuo che ha mandato il messaggio può essere denunciato. Infine i carabinieri hanno lasciato fare ai ragazzi le domande e hanno anche permesso loro di raccontare le loro esperienze, dando preziosi consigli.

 

Intervista impossibile: Patroclo

23 Apr
di Stefano Ratti, Alex Anelli e Sami Tafsi

23/04/2018

Abbiamo deciso di fare questa intervista a uno dei più intrepidi eroi dell’Iliade, seppur sia sempre stato uno dei soldati che guardava la guerra dalle retrovie.

D. Ciao Patroclo, puoi dirci dove sei nato e come hai passato la tua infanzia?

Patroclo: Sono nato in Tessaglia, una regione della Grecia, nel popolo dei Mirmidoni. Mio padre si chiamava Menezio, per questo uno dei miei soprannomi era Meneziade. Durante la mia infanzia, passata ad allenarmi per diventare un grande guerriero acheo, ho conosciuto Achille, figlio del nostro grande re Peleo, che inizialmente mi era antipatico, perché era più forte di me, ma poi diventò il mio migliore amico.

D. Come hai reagito alla notizia della guerra di Troia?

Patroclo: Ne sono venuto a conoscenza durante un comizio tenuto dal re nella piazza principale; non stavo più nella pelle. Appena finito il discorso di Peleo mi precipitai a casa per preparare le armi e tutto il necessario e qualche settimana dopo partii verso il mio destino.

patrokl

D. Come hai vissuto la guerra?

Patroclo: Sono sempre stato uno che stava nelle retrovie, una riserva, uno debole.  In quei 9 anni ho sempre cercato di rendere al massimo, sperando che un giorno sarebbe arrivato il mio momento di gloria, ma quando Achille sfogò la sua ira funesta e noi Mirmidoni non potemmo più combattere, persi tutte le speranze.

D. Come ti sei sentito quando non potevi più combattere?

Patroclo:  È stato il momento più buio e triste della mia vita: vedere combattere e morire con onore i propri compagni sotto la spada di Ettore elmo lucente e non fare nulla mi è sembrata un’azione da codardi. Ho provato a convincere Achille, ma ha sempre rifiutato, finché un giorno. . .

D. Vuoi raccontarci del tuo grande giorno?

Patroclo: Quel giorno ero molto furente, quasi da eguagliare l’ira del mio grande amico. Entrai nella sua tenda facendo cadere il mobile dove teneva la sua arpa, rompendola in mille pezzi e gli dissi: “Achille, sono stufo di vedere i miei compagni morire senza poter far niente! Se tu non vuoi combattere, lascia almeno che sia io a prendere la tua armatura e a guidare i Mirmidoni in battaglia”. Achille a quel punto acconsentì.

D. Parlaci di quando per la prima volta sei andato in battaglia.

Patroclo: Appena arrivai, tutti pensarono che io fossi Achille e gli achei ripresero forza, mentre i troiani gelarono dalla paura e iniziarono a indietreggiare. In una ventina di minuti li scacciammo dalle navi, ma io non soddisfatto decisi di attaccarli fin sotto le mura e lì incontrai il mio destino fatale.

D. Perché hai deciso di disobbedire ad Achille, quando lui ti aveva detto di non andare oltre le navi?

Patroclo: Perché non volevo essere un semplice soldato che prendeva ordini dal suo superiore. Ero stufo che quando si nominava Patroclo si intendesse ” l’amico di Achille” e volevo annientare a tutti costi questa espressione, anche a costo di morire.

Grazie della tua disponibilità Patroclo, salutaci Ade nell’Oltretomba.

Patroclo: Grazie a voi, lo farò senz’altro.

Intervista a Franco Pesaro nell’anniversario della promulgazione delle leggi razziali

23 Apr
Di Giulia Gobbi e Noemi Melis

23/04/2018

Era il 1938 quando l’Italia fascista varò le leggi razziali, firmate dall’allora re Vittorio Emanuele III: quest’anno ricordiamo l’80esimo anniversario di uno dei più tragici momenti della nostra storia, l’Italia si trasformava in uno stato razzista. Le norme ebbero un impatto pesantissimo sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini italiani, che non poterono più lavorare, studiare, contribuire alla crescita individuale, delle proprie famiglie e delle proprie comunità. Tra queste persone, nella nostra città, ricordiamo la famiglia Pesaro che fu discriminata e andò incontro a lutti e alla tragedia della deportazione.

intervista Pesaro

Lunedì 9 aprile abbiamo incontrato il signor Franco Pesaro e gli abbiamo mostrato in anteprima il murales che abbiamo dipinto sulle pareti della nostra scuola guidati dall’artista Ivan Tosi, come segno di speranza e tolleranza, contro ogni forma di razzismo.

Quando è arrivato, gli abbiamo posto alcune domande riguardanti la sua gioventù durante il periodo del fascismo. Ci ha raccontato di quando, nel 1938, è stato costretto ad abbandonare la scuola, essendo stato espulso insieme a sua sorella a causa delle leggi razziali contro gli Ebrei. Siamo rimasti molto sorpresi nell’ascoltare che i suoi amici gli chiedevano il perché dell’espulsione e non volevano stare più con lui reputandolo diverso. Qualcuno lo definiva straniero, gli chiedeva da dove venisse! In quei momenti ha raccontato che si sentiva escluso e abbandonato e ci ha esortato a fare attenzione, nei nostri comportamenti, a rispettare sempre tutti. Alla fine dell’intervista gli abbiamo esposto e spiegato i simboli che compongono il murales ed il signor Franco ci ha fatto i complimenti, apprezzando particolarmente il messaggio di  fratellanza  e di pace.